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| Palazzo Falletti di Barolo,
proprietà della famiglia Provana di Druent fino al 1727, quando
venne ereditato da Ottavio Giuseppe, primogenito di Elena Matilde
Provana di Druent e del marchese Gerolamo Gabriele Falletti di
Barolo, è uno splendido esempio di architettura
tardo-seicentesca, situato nell’isola di Santa Brigida, nella
parte antica del quadrilatero romano. Nel 1692, per volere del
conte Ottavio Provana, si presenta come dimora patrizia alla moda.
A questo periodo risalgono una serie di opere di ampliamento, come
la realizzazione dell’atrio e dello scalone, che vedono, tra gli
altri, la partecipazione dell’architetto Gian Francesco
Baroncelli. Nel 1743 Benedetto Alfieri soprintese al restauro del
Palazzo, intervenendo sia sulla facciata esterna - atrio e scalone
- che al piano nobile; le decorazioni sono andate in parte
distrutte a seguito delle demolizioni dovute all’allargamento di
via Corte d’Appello nel 1906. Alla Marchesa Giulia di Barolo si
devono le trasformazioni d’uso sociale del Palazzo, che oggi,
dopo anni di restauri rigorosamente manutentivi, ha permesso all’Opera
Barolo di restituire alla città una delle dimore patrizie più
prestigiose e meglio conservate di Torino. |
Visitare Palazzo Barolo è come
percorrere, in un solo ambiente, la vita torinese dal 1600 a oggi,
passando attraverso le varie epoche storiche, i diversi stili
architettonici, il gusto dell’abitare. I quadri e gli arredi di Palazzo,
tutte opere di particolare pregio, vennero donati dalla Marchesa Giulia di
Barolo alle collezioni pubbliche di Torino, tra cui 45 preziosi dipinti
alla Pinacoteca Reale di Torino.
Itinerario di visita:
· A
Piano Terreno, le sale a sinistra dell’Androne
seicentesco, opera del Baroncelli, ospitarono nel 1829, per volere
dai Marchesi di Barolo, il primo asilo infantile di Torino;
all’inizio del 1900, dopo una serie di restauri, divennero sede di
botteghe artigiane. L’appartamento situato a destra dell’atrio fu,
invece, occupato dalla Marchesa di Barolo durante gli ultimi anni di
vita: qui è possibile visitare l’Anticamera e la Camera
verso la contrada, con volte affrescate, il Salone, con il
monumentale caminetto di marmo, e l’Anticamera verso la corte
grande che conduce al Salottino e all’Alcova verso il
giardino delle orfanelle.
· Al
Piano Nobile, giunti in cima al monumentale scalone, nelle
sale di sinistra vennero ospitate le “Famiglie di Operaie”,
istituto fondato dalla Marchesa nel 1843, che adibì le stanze a
refettorio e camere da lavoro, mentre il Salone centrale, con
soffitto a volta affrescato e porte decorate, venne soppalcato per
ospitare il dormitorio. Gli appartamenti dei Marchesi occupano la
cosiddetta “Ala Nuova” (Ingresso, Anticamera, Alcova
e Gabinetto) con affreschi del Gonin e mobili d’epoca,
proprio di fronte agli appartamenti di Silvio Pellico, ospitato per un
decennio in quella che viene considerata l’”Ala Vecchia”
del Palazzo (Anticamera, Camera e Salottino), con
soffitti a scomparti e dipinti a olio. La Sala del Consiglio e
il Salottino cinese, che occupano l’ala destra (insieme alla Sala
Rosa, Nuova Sala del Consiglio, Sala degli Specchi, sala Mozart e Sala
del Caminetto) sono state riprodotte nel 1906 dopo il taglio di
Palazzo.
· Cantine,
riaperte al pubblico a ottobre 2000, le storiche cantine, con
splendide volte e mattoni a vista, hanno custodito fino al 1919 le
botti per l’invecchiamento del pregiato vino Barolo. Entrate ora a
far parte ufficialmente del percorso di visita del Palazzo, sono anche
sede di mostre.
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