La storia. Volti e vite
Una coppia straordinaria
Carlo Tancredi Falletti di Barolo (1782-1838) e la sua sposa Giulia Colbert di Maulévrier (1786-1864) sono una straordinaria coppia di coniugi che, pur vivendo nell’ambiente dell’alta nobiltà, hanno dedicato la loro vita al sostegno dei poveri e alla promozione dei più deboli.
Tancredi, ultimo Marchese di Barolo, ciambellano e conte dell’Impero, era figlio del senatore Ottavio Falletti e di Paolina d’Oncieu, originaria della Savoia: per loro tramite discendeva una delle famiglie aristocratiche, originarie di Alba, più ricche e illustri della nobiltà italiana.
Giulia era nata nel castello di Maulévrier il 26 giugno 1782, secondogenita del conte Edouard-Victurnien-Charles-René, discendente del celebre ministro delle finanze di Luigi XIV (1619-1683), e della contessa Anne-Marie-Louise Quengo de Crénolle, battezzata con il nome di Juliette-Françoise-Victurnie.
Durante la rivoluzione lasciò la Vandea con la famiglia e i loro beni vennero confiscati; la nonna paterna e la zia di Giulia vennero ghigliottinate. Rimasta orfana di madre all’età di sette anni, ricevette un’istruzione completa, insolita per una donna dell'epoca. Nel 1802 la famiglia Colbert ottenne la restituzione delle proprietà, adoperandosi alla ricostruzione del castello e dei campi devastati dalla guerra. A 18 anni, la giovane Giulia entrò alla corte di Napoleone come damigella dell’imperatrice.
Il Marchese sposò Giulia a Parigi il 18 agosto del 1806; gli sposi avevano rispettivamente 24 e 20 anni. Inizialmente vissero in Francia, e in seguito alla Restaurazione della monarchia sabauda da parte di Vittorio Emanuele I si trasferirono a Torino nel palazzo di famiglia, sito in Via delle Orfane.
Sindaco di Torino nel 1826-27 e consigliere di Stato nel 1829, Tancredi iniziò la costruzione del Cimitero Generale (su terreno da lui donato) e si dedicò con la moglie alla fondazione di scuole e ospedali, ospizi, mense per i poveri, congregazioni di suore; coraggioso fu il loro soccorso ai poveri ammalati durante l’epidemia di colera che colpì Torino nel 1835. Morì improvvisamente a Chiari il 4 settembre 1838, a 56 anni, in seguito a una violenta febbre dovuta, probabilmente, a complicazioni bronco-polmonari.
La Marchesa, «Madre dei poveri», fedele al suo motto «Gloria a Dio, bene al prossimo, croce a noi», proseguì la sua opera dando un grande contributo alla riforma carceraria, alla promozione della donna e alla difesa della fede cattolica nella Torino risorgimentale. In particolare fondò il monastero di clausura delle Maddalene, l’Ospedaletto di Santa Filomena per bambine disabili, ospitò nel suo Palazzo tre Famiglie di operaie e, nel 1863, finanziò i lavori per la costruzione della parrocchia di Santa Giulia, in borgo Vanchiglia, dove è sepolta dal 1899.
La Chiesa ha avviato i processi di beatificazione dei Marchesi: il processo diocesano relativo a Giulia di Barolo si è aperto il 21 gennaio 1991, con il padre cappuccino Paolino Rossi e mons. Renzo Cavallini come postulatori, e si è chiuso il 4 luglio 1994: dal 13 gennaio 1995 il procedimento è passato alla Congregazione per le cause dei Santi di Roma. Per il Marchese di Barolo il processo diocesano, avviato l’8 febbraio 1995, è attualmente in corso presso il Tribunale diocesano di Torino.
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