La storia. Il Museo
Presenta colonne in pietra di Gassino con cordoni ritorti e scanalati con porte intagliate da Marco Antonio Berutto; pavimento in serizzo di Cumiana.
Le due rampe di scale partono con una larghezza di oltre 3 metri e raggiungono i 5 metri dopo il primo pianerottolo.
Le stanze del Pellico sono situate a destra verso la contrada, con soffitti del 1600 decorati con intagli, stucchi dorati e tele di pittori romani, tra cui Lamberti Bonaventura, Francesco Trevisani e l'artista di corte, Giovanni Battista Brambilla. A Palazzo Barolo sono conservati alcuni oggetti appartenuti all'autore de "Le mie prigioni", e il letto originale in ferro battuto con ricami bandera, in cui morì nel 1854.
Il vino Barolo nasce nelle tenute di Barolo e Serralunga all'inizio del 1800, per volere dei Marchesi, che ne fecero apprezzare la bontà durante i loro numerosi spostamenti.
L'Opera ne ha continuato la produzione fino al 1919, quando mise fine alla parte commerciale della propria attività.
Palazzo Barolo
Palazzo Falletti di Barolo, proprietà della famiglia Provana di Druent fino al 1727, quando venne ereditato da Ottavio Giuseppe, primogenito di Elena Matilde Provana di Druent e del marchese Gerolamo Gabriele Falletti di Barolo, è uno splendido esempio di architettura tardo-seicentesca, situato nell’isola di Santa Brigida, nella parte antica del quadrilatero romano.
Nel 1692, per volere del conte Ottavio Provana, si presenta come dimora patrizia alla moda. A questo periodo risalgono una serie di opere di ampliamento, come la realizzazione dell’atrio e dello scalone, che vedono, tra gli altri, la partecipazione dell’architetto Gian Francesco Baroncelli. Nel 1743 Benedetto Alfieri soprintese al restauro del Palazzo, intervenendo sia sulla facciata esterna - atrio e scalone - che al piano nobile; le decorazioni sono andate in parte distrutte a seguito delle demolizioni dovute all’allargamento di via Corte d’Appello nel 1906.
Alla Marchesa Giulia di Barolo si devono le trasformazioni d’uso sociale del Palazzo, che oggi, dopo anni di restauri rigorosamente manutentivi, ha permesso all’Opera Barolo di restituire alla città una delle dimore patrizie più prestigiose e meglio conservate di Torino.
Visitare Palazzo Barolo è come percorrere, in un solo ambiente, la vita torinese dal 1600 a oggi, passando attraverso le varie epoche storiche, i diversi stili architettonici, il gusto dell’abitare. I quadri e gli arredi di Palazzo, tutte opere di particolare pregio, vennero donati dalla Marchesa Giulia di Barolo alle collezioni pubbliche di Torino, tra cui 45 preziosi dipinti alla Pinacoteca Reale di Torino.
Itinerario di visita
A Piano Terreno, le sale a sinistra dell’Androne seicentesco, opera del Baroncelli, ospitarono nel 1829, per volere dai Marchesi di Barolo, il primo asilo infantile di Torino; all’inizio del 1900, dopo una serie di restauri, divennero sede di botteghe artigiane. L’appartamento situato a destra dell’atrio fu, invece, occupato dalla Marchesa di Barolo durante gli ultimi anni di vita: qui è possibile visitare l’Anticamera e la Camera verso la contrada, con volte affrescate, il Salone, con il monumentale caminetto di marmo, e l’Anticamera verso la corte grande che conduce al Salottino e all’Alcova verso il giardino delle orfanelle.
Al Piano Nobile, giunti in cima al monumentale scalone, nelle sale di sinistra vennero ospitate le “Famiglie di Operaie”, istituto fondato dalla Marchesa nel 1843, che adibì le stanze a refettorio e camere da lavoro, mentre il Salone centrale, con soffitto a volta affrescato e porte decorate, venne soppalcato per ospitare il dormitorio. Gli appartamenti dei Marchesi occupano la cosiddetta "Ala Nuova" (Ingresso, Anticamera, Alcova e Gabinetto) con affreschi del Gonin e mobili d'epoca, proprio di fronte agli appartamenti di Silvio Pellico, ospitato per un decennio in quella che viene considerata l'"Ala Vecchia" del Palazzo (Anticamera, Camera e Salottino), con soffitti a scomparti e dipinti a olio.
La Sala del Consiglio e il Salottino cinese, che occupano l'ala destra (insieme alla Sala Rosa, Nuova Sala del Consiglio, Sala degli Specchi, sala Mozart e Sala del Caminetto) sono state riprodotte nel 1906 dopo il taglio di Palazzo.
Le cantine, riaperte al pubblico a ottobre 2000: le storiche cantine, con splendide volte e mattoni a vista, hanno custodito fino al 1919 le botti per l’invecchiamento del pregiato vino Barolo. Entrate ora a far parte ufficialmente del percorso di visita del Palazzo, sono anche sede di mostre.
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